Emergenze internazionali

EMERGENZA ALLUVIONE BALCANI

 

Alla luce delle violente alluvioni che hanno devastato la Bosnia-Erzegovina, la Serbia e la Croazia, la Presidenza della Cei ha stanziato oggi, durante la 66° Assemblea dei vescovi, 500.000 euro come segno di vicinanza della Chiesa italiana verso la popolazione colpita.
 
Le notizie tragiche si susseguono da giorni e da ogni parte: intere città sotto acqua, senza elettricità, ponti crollati, strade allagate, frane che si portano via paesi interi, grossi quartieri fatti evacuare, migliaia di sfollati, persone che attendono soccorsi nei tetti o nei boschi, vittime e dispersi, tentativi disperati di alzare gli argini dei fiumi per evitare il peggio.  La preoccupazione è accresciuta dal fatto che in alcune città non funzionano le comunicazioni telefoniche e al tempo stesso sono isolate a causa di allagamenti e frane, per cui non sono ancora chiare a distanza di giorni le reali condizioni in cui si trovano.
 
Ormai da più parti si parla di “cataclisma”, di “catastrofe”. Le precipitazioni cadute nella zona sono state le più intense da quando si è iniziato a misurare questi fenomeni 120 anni fa ed hanno causato delle piene mai viste dei numerosi fiumi  (ad es. il livello della Sava è più di 1 metro rispetto al livello massimo mai registrato). L’onda di piena dei numerosi fiumi della zona sta proseguendo lungo il corso dei fiumi stessi e sta dunque arrivando in altre aree e anche in alcune zone della Croazia.
 
Gli ultimi dati parlano di:
• almeno 50 vittime (30 in Bosnia Erzegovina, 20 in Serbia, 1 anche in Croazia), ma il numero è destinato a salire perché in alcune delle città maggiormente colpite (Doboj e Maglaj in Bosnia Erzegovina, Obrenovac e Krupanj in Serbia) sono rimaste isolate per giorni e solo ora si è potuto entrare a verificare la situazione.
• In Serbia ci sono almeno 25.000 sfollati di cui almeno 4.000 accolti in strutture improvvisate a Belgrado, mentre i numeri degli sfollati in Bosnia Erzegovina non sono chiari ma sono comunque elevati perché ogni giorno vengono fatti evacuare villaggi e cittadine invasi dalle acque (solo oggi per esempio evacuate 6.000 persone dai villaggi attorno a Bijeljina, 3.500 da Bosanski Samac…).
• Le frane soprattutto in Bosnia Erzegovina rappresentano un altro grave problema e stanno distruggendo decine di case in tutto il paese.
• Le città da cui si sta ritirando l’acqua sono coperte di fango e hanno alcuni servizi essenziali (come gli ospedali) inagibili; i medici stanno già mettendo in allarme sui rischi di possibili epidemie.
 
 
Le risposte in campo sono al momento:
• di tipo emergenziale volte a portare in salvo le persone (evacuandole prima della piena o recuperandole con barche e elicotteri se rimaste intrappolate nelle proprie case), in particolare da parte dei Governi, della Protezione Civile, dell’Esercito e di molti volontari;
• di tipo assistenziale nei primi luoghi di accoglienza improvvisata, con una notevolissima presenza di cittadini e volontari locali che stanno dimostrando una enorme solidarietà, raccogliendo e distribuendo beni di prima necessità (cibo, bevande, materiale igienico-sanitario, medicine).
Le Caritas e le Chiese locali hanno già lanciato i loro appelli attraverso la rete di Caritas Europa, sui media locali e sui social network. Al momento sono impegnatissime nella prima assistenza, nell’organizzazione di punti di raccolta, nella distribuzione di pasti caldi, nel fornire informazioni utili.
Gli operatori italiani di Caritas nella regione stanno visitando le località maggiormente colpite e alcuni luoghi di prima accoglienza per poter valutare e rispondere ai bisogni più urgenti.

Al momento attuale la necessità principale rimane comunque la raccolta fondi per coprire le spese della prima emergenza, mentre non è previsto in nessun modo dall'Italia da parte di Caritas la raccolta e l'invio di materiali di prima necessità (abiti, cibo, ecc...).
 
La Caritas Bosnia-Erzegovina su indicazione del Presidente, S.E. mons. Franjo Komarica, si è subito attivata, così come in Serbia la rete Caritas  si è organizzata costituendo un team per l'emergenza e dividendo le zone più colpite in 5 aree principali. Per ogni area è stata nominata una persona che avrà il compito di raccogliere tutte le informazioni possibili sul territorio: l'estensione dell'emergenza, i bisogni attuali e le previsioni per quelli futuri, fotografie...
L'obiettivo è quello di scrivere il prima possibile un report che poi sarà diffuso per lanciare appelli e richieste di aiuto il più possibile mirate ai bisogni reali delle zone colpite.
L'emergenza alluvione non può ancora considerarsi terminata, perché sono attese delle piene sia della Sava che del Danubio. Le città che potrebbero essere colpite da questi fenomeni si stanno preparando rinforzando gli argini e svuotando i canali di scolo. Inoltre si teme per le alte temperature previste per i prossimi giorni che potranno facilitare il diffondersi di malattie e epidemie al ritirarsi delle acque.
 
Per contribuire tramite i nostri conti la causale è "Europa/Alluvioni Balcani"

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