Indonesia 4 - Rapporto aprile/giugno 2006

 
 
Schema riassuntivo del programma
 
 
Paese: Indonesia
 
Titolo programma: “Accompagnamento della Caritas Diocesana di Sibolga nel capacity building e la realizzazione di progetti di ricostruzione e sviluppo.”
 
Nome operatrici presenti in loco: Barbara Dettori, Alessandra Credazzi Salvi.
 
Partner locale di riferimento: Caritas Diocesana di Sibolga, ufficio di Nias.
 
Budget: € 350.000 per i costi di gestione dell’ufficio di Nias di Caritas Sibolga e per la formazione; € 500.000 da Caritas Sardegna; € 500.000 da Caritas Marche; € 3.000.000. TOTALE: 4.350.000.
 
Obiettivo generale: Affiancamento e supporto alla Diocesi nella fondazione e nella crescita della Caritas Diocesana e, in particolare, del suo ufficio nell’isola di Nias, colpita dal terremoto del marzo del 2005, con particolare attenzione all’identificazione e alla realizzazione di progetti di ricostruzione e di sviluppo.
 
Obiettivi specifici:
·         Ricostruzione del complesso parrocchiale di Amandraya e sviluppo comunitario nell’omonimo sottodistretto;
·         Ricostruzione delle case dei profughi di Tabita (Gunung Sitoli) e sostegno socio-economico;
·         Consolidamento del gemellaggio con le delegazioni regionali Marche e Sardegna;
·         Avvio di un programma di lotta alla malnutrizione;
·         Avvio di progetti nei settori sociale, culturale, sanitario, educativo.
 
 
Quadro del contesto nel trimestre di riferimento
 

Paese: Indonesia

Territorio: Isola di Nias, Nord Sumatra.

Chiesa/Caritas in cui le operatrici sono inserite: Caritas diocesana di Sibolga, Diocesi di Sibolga.
 
Case permanenti.
La strategia del 2006 dell’agenzia governativa per la ricostruzione (BRR) punta a migliorare la qualità delle case, perché è stato rilevato che diverse case costruite nel 2005 non sono antisismiche. Questa strategia si chiama “Build back better”, cioè “Ricostruire meglio”. Un punto debole, in comune con il nostro progetto di Amandraya, è la supervisione. Pare che, in generale, i consulenti impiegati per la supervisione dei lavori non siano competenti, e che, in particolare, non conoscano le tecniche costruttive anti-sismiche. A questo scopo il BRR terrà un corso di formazione per i suoi consulenti. Anche la qualità del lavoro delle imprese edili si è rivelata bassa. Questo problema potrà solo essere ovviato se viene rispettato il Building Code, cioè il codice nazionale per le costruzioni. Il BRR ha pubblicato un opuscolo che riassume i punti principali del building code. Lo distribuiranno a tutte le organizzazioni un compito primario dei supervisori sarà il passaggio delle conoscenze di questi codici alle comunità, che di conseguenza impareranno a costruire anti-sismico. Andranno formate associazioni di beneficiari che dovranno essere coinvolte nel processo.
 
Sfollati
Il numero degli sfollati si è ridotto da 2023 a 352 famiglie. Ancora scoperto il sud dell’isola, dove solo il BRR sta costruendo alloggi temporanei
 
Sicurezza
Diverse organizzazioni hanno riportato, in presenza del capo della polizia di Nias, casi in cui hanno subito minacce alla loro sicurezza, in particolare lanci di pietre. Ciò che scatena questi episodi è, principalmente, la gelosia di chi non viene assunto dalle organizzazioni o la frustrazione di chi vede deluse aspettative di guadagno che, secondo loro, dovrebbero provenire dalla presenza di organizzazioni internazionali.
In generale, è emerso che la polizia locale o non protegge le organizzazioni o lo fa solo dietro richiesta di una remunerazione economica. L’UNHCR ha scelto di pagare, ma altre organizzazioni come la Croce Rossa non possono. Purtroppo la polizia a Nias può contare solo su un centinaio di ufficiali, per lo più non preparati e corrotti.
 
Legname
A Nias le organizzazioni, inclusa Caritas Sibolga, hanno beneficiato in passato di una fornitura di legname gratuito per i loro progetti di ricostruzione da parte dell’UNHCR. Ma di recente il processo è stato bloccato: pare ci siano problemi legati al personale del dipartimento forestale dello stato, abituato a procedure corrotte. L’UNHCR si rifiuta di pagare, perciò la situazione non si sblocca.
 
Febbre aviaria
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato, alla fine di maggio, sei nuovi casi umani di febbre aviaria in Indonesia: tre delle persone infette sono morte. I nuovi casi portano il totale dei morti nel mondo a 127, con 224 in 10 paesi. L’Indonesia è stata colpita duramente dall’influenza aviaria, con 49 casi riportati dal Ministero della Sanità e 36 morti(dati giugno 2006). È molto difficile avere una traccia del virus in questo paese, formato da 17 508 isole e dove più di 500 lingue sono parlate dai diversi gruppi etnici.
 
Situazione a Yogyakarta (Isola di Jawa)
Il 34% delle persone che hanno perso la casa nel terremoto hanno iniziato a ricostruirsi la casa con i materiali rimasti. I casi di tetano segnalati nel mese di giugno, si sono stabilizzati, mentre preoccupano crescenti casi di diarrea e infezioni respiratorie. Trovare acqua pulita diventa un problema sempre maggiore. Ci sono al momento 6,256 sfollati a causa del vulcano Merapi. C’è ancora incertezza su quando il governo dichiarerà chiusa la fase di emergenza. Alla fine di luglio tutti i teloni disponibili saranno stai distribuiti, ma avranno servito solo il 49% della popolazione.
 
 
 
Situazione dei Programmi e dei Progetti di Caritas Sibolga
 
Progetto “Gunung Sitoli” (Gunung Sitoli è il capoluogo di Nias): costruzione di temporary shelters e case per i profughi del campo di Tabita (Progetto Marche).
 
Persone incaricate di seguire e implementare il progetto: al suo arrivo (a fine marzo) il progetto è stato affidato ad Alessandra, architetto che collabora con Caritas Italiana. Durante i primi mesi Alessandra è stata affiancata da Monica Supryati di Caritas Sibolga, assistente del progetto, di grande supporto vista la sua grande esperienza con gli sfollati (cinque anni con il JRS-Jesuit Refugee Service), e aiuto preziosissimo per un ottimale svolgimento del progetto. Monica, indonesiana dell’isola di Java, si è purtroppo dimessa verso la metà maggio. Da allora c’è stato un periodo di circa due settimane durante il quale Alessandra si è trovata a lavorare da sola senza tra l’altro il prezioso aiuto di un interprete: la gente nei campi parla solo la lingua indonesiana o il nias (lingua dell’isola). Solo alla fine di maggio è iniziata la collaborazione di Nestor Harefa, il nuovo assistente di progetto. Nestor è indonesiano originario di Nias (quindi in grado di parlare entrambe le lingue). Inoltre è un focolarino ed ha studiato un anno in Italia per cui è in grado di parlare anche la lingua italiana. Essendo un nias e avendola approfondita conosce bene la cultura locale e le tradizioni dell’isola ma non ha nessuna esperienza precedente nel lavoro con le comunità di sfollati o con le comunità in generale (non è quel che si definisce un social worker o un community developer).
Situazione precedente all’arrivo di Alessandra: La situazione degli sfollati a Nias è molto grave (vedere sopra i dati generali): in particolare nel campo di Tabita, vicino alla parrocchia di Santa Maria vivevano 42 famiglie che saranno poi costrette a lasciare la terra poiché nella stessa località il parroco F. Michael dovrà al più presto (prima dell’inizio dell’anno scolastico) costruire una scuola: era prioritario aiutare questa gente, che ancora viveva in tenda, a costruire al più presto nelle nuova località un alloggio temporaneo (temporary shelter).
Prima dell’arrivo di Alessandra, Barbara e F. Raymond partecipavano regolarmente agli incontri di coordinamento UNORC per gli IDPs (sfollati del terremoto) a Nias. Questi in breve, alcuni dei punti trattati durante gli incontri:
-           Il BRR non è di aiuto, anzi a volte fa danni. La causa principale è che sono sotto organico e l’organizzazione delle risorse umane è poco efficiente: questo invalida molto il coordinamento. Ad esempio, a differenza di quanto successo ad Aceh, gli sfollati non sono mai stati registrati dopo il terremoto, perciò il loro numero e la loro identità cambia di frequente nei campi. Si assiste spesso a casi di persone che hanno una casa ma che si trasferiscono in tenda per averne un’altra. D’altronde è difficile determinare, ad esempio, chi menta nel dichiarare di non possedere terra o casa.
-           La terra disponibile da parte del governo è molto poca. C’è invece molta terra privata in vendita, ma fino a fine marzo il BRR non ha espresso l’intenzione di acquistarla, nonostante i fondi ci siano. L’UNORC invece pensa che le ONG non debbano acquistare la terra, ma che sia un dovere del BRR. Questo riguarda direttamente Caritas Sibolga: è infatti in programma la costruzione di case permanenti per alcuni IDPs a Gunung Sitoli e durante un meeting il BRR ha proposto a Caritas Sibolga che la Diocesi comprasse la terra. A quel meeting era presente Damasus (consulente del CRS) che ha risposto di avere il budget senza però prendere alcun impegno. A partire da questo momento si cercherà di seguire le direttive dell’UNORC e spingere il BRR a comprare la terra.
-           Quando si costruiscono i temporary shelters, le tende vanno distrutte o marcate in qualche modo, se no, altra gente le utilizzerebbe per fingersi sfollata.
-           OXFAM, UNICEF e IFRC, si prendono cura dell’accesso all’acqua e ai servizi igienici, ma sono sovraccarichi di lavoro e anche loro non possono garantire sempre il servizio. UNORC ha chiesto aiuto ad altre agenzie governative.
-           Emergenza Tabita: l’UNORC è preoccupato per l’urgenza del parroco di muovere gli sfollati di Tabita nonostante i nuovi alloggi temporanei (temporary shelters) non siano ancora stati costruiti.
 
Attività di progetto nei mesi di aprile, maggio e giugno: Il 6 aprile Barbara ha partecipato a una riunione all’UNORC (Office of the United Nations Recovery Coordinator) sugli sfollati, in particolare sui temporary shelters, durante la quale ha presentato Alessandra e Monica a tutte le organizzazioni presenti. Queste riunioni hanno preso una cadenza bisettimanale e da quel momento in poi sono state seguite da Alessandra e dall’assistente locale di progetto (Monica prima, Nestor poi).
Qualche giorno dopo essere arrivata a Nias, quindi, Alessandra si è trovata a dover affrontare insieme a Barbara e P. Raymond una situazione di emergenza. In quei giorni infatti ricorreva il primo anniversario del terremoto del 28 marzo 2005. E il Governo aveva deciso che per quella data tutti gli IDPs presenti a Nias avrebbero dovuto essere trasferiti dalle tende ai nuovi alloggi temporanei (temporary shelters). In molti casi gli alloggi temporanei non erano ancora pronti per quella data e ancora oggi a Nias ci sono molte aree in cui la gente vive ancora nelle tende. In particolare Caritas Sibolga si è presa in carico la gestione dell’emergenza degli IDPs di Tabita, nei pressi della Parrocchia di Santa Maria. Infatti il BRR e P. Michael (è il parroco di S. Maria, cui appartiene la terra occupata dagli sfollati a Tabita) hanno fatto pressioni sulla gente di questo campo perché lasciasse libera la terra di proprietà della Parrocchia (dove P. Michael dovrà a breve costruire una scuola) entro il 28 marzo, nonostante gli alloggi temporanei non fossero ancora stati costruiti. Il 29 marzo gli IDPs del campo di Tabita si sono spostati in due nuove aree, dividendosi in due gruppi: 27 famiglie (156 persone di cui 70 bambini) si sono spostate con le loro tende in un’area pianeggiante chiamata Sifaelete, nel cosiddetto Km3, mentre le altre 15 (74 persone di cui 36 bambini) vivono oggi in una zona collinare chiamata Lasara Bahili, poiché molti di loro hanno qui dei parenti stretti. La fase del trasferimento è stata molto delicata: l’UNORC ci ha mosso molte critiche pensando che la decisione di far spostare questa gente prima che gli alloggi fossero pronti, durante la stagione delle piogge, fosse di Caritas Sibolga. Nel successivo meeting (con UNORC, IFRC, OXFAM ) abbiamo chiarito di non essere stati noi a prendere la decisione e di essere come loro molto preoccupati per le future condizioni di questa gente nei nuovi siti. Sia Alessandra che Monica (l’IDP expert) erano arrivate a Nias da pochi giorni. Abbiamo iniziato a seguire la gente di questi campi da subito, ossia fin dal momento in cui è avvenuto il trasferimento nelle due nuove aree, cercando di facilitare il processo (Monica era presente e aiutava la gente a coordinarsi con il BRR per il trasporto).
Nella fase successiva, una volta che il trasferimento era avvenuto, abbiamo continuato a svolgere il ruolo di facilitatori del processo in atto: per prima cosa abbiamo verificato la possibilità di costruire gli alloggi temporanei in queste due nuove terre (parlando con gli IDPs, i proprietari terrieri e coordinandoci con le altre ONG attraverso l’UNORC): in effetti una delle due terre è più adatta (essendo pianeggiante) dell’altra (che è invece una collina) e quindi in quest’ultima, Lasara Bahili, il processo è stato un po’ più lungo e complesso. Però sono stati gli stessi IDPs a scegliere le terre e a trasferirsi lì poiché i proprietari terrieri hanno accettato di ospitarli per un anno senza chiedere loro il pagamento di un affitto. Il secondo passo è stato quindi scrivere un accordo per chiarire i tempi e le modalità di questa permanenza e tutelare sia gli IDPs che i proprietari terrieri. Una volta costruiti, i Temporary Shelters (T.S.) diventano infatti proprietà delle famiglie che li abiteranno mentre la terra rimane dei proprietari terrieri: il passaggio dai T.S. alle nuove case permanenti (una volta che queste siano state costruite), o in ogni caso lo spostamento dei T.S. alla fine dell’anno è quindi un passaggio molto delicato. A questo scopo ci siamo assicurati che l’accordo fosse firmato dai proprietari terrieri, dagli IDPs, dal BRR e dal Camat (Capo del sottodistretto di Gunung Sitoli, una sorta di garante a livello giuridico). Dopo la firma dell’accordo e il trasferimento degli IDPs nelle nuove terre l’urgenza principale era la costruzione degli alloggi temporanei. Il processo è generalmente seguito dalla IFRC che per agire ha però bisogno di un “implementing partner”, cioè un’organizzazione che faccia materialmente il lavoro e si assuma la responsabilità della costruzione: l’IFRC mette cioè a disposizione un certo numero di alloggi temporanei standard (con struttura in lamiera e pareti in legno) ma di buona qualità mentre il partner coordina il processo e aiuta la gente a costruire materialmente le case. Durante uno degli incontri di coordinamento all’UNORC è emerso che qui a Nias non ci sono molte ONG capaci di svolgere quel ruolo, né tanto meno disponibili. Quindi la Croce Rossa ha chiesto a noi di firmare un accordo di paternariato per la costruzione dei T.S. e di divenire così l’implementing agency di questo processo. L’accordo è stato firmato da P. Raymond, per Caritas Sibolga, e dalla responsabile dell’IFRC a Banda Aceh, sulla base dei disegni di Alessandra per la distribuzione degli alloggi e del wat&sansystem (impianto idrico - sanitario): per quanto l’accordo di paternariato con l’IFRC preveda solo la costruzione dei T.S. il partner incaricato della realizzazione delle case e della distribuzione delle stesse su una nuova area si dovrà occupare anche di organizzare (e finanziare) l’impianto idrico - sanitario nel nuovo insediamento.
Da quel momento in poi Alessandra e Monica hanno iniziato a seguire il processo per i T.S. in prima persona. In particolare Alessandra si è inizialmente occupata della logistica delle varie fasi e si è coordinata con la Croce Rossa soprattutto per la consegna dei materiali: inizialmente c’era stato detto che le 42 unità di T.S. sarebbero arrivate a Nias una settimana dopo la firma dell’accordo (firmato tre o quattro giorni dopo Pasqua) complete di struttura (in metallo) e di muri (in legno). Ma in realtà le 42 unità (complete solo di struttura, ma ancora senza legno…) sono arrivate solo lunedì 8 maggio. Monica nel frattempo si è occupata di selezionare i gruppi di lavoratori per la costruzione degli shelters (uno per ogni famiglia di beneficiari, per non creare conflitti, più alcuni volontari della Parrocchia di Santa Maria) e di spiegare alle comunità i diversi passaggi del processo e la motivazione dei ritardi nella consegna. La logistica del processo costruttivo ha richiesto molto tempo: le tende infatti si trovavano esattamente nel posto in cui sono stati costruiti i T.S. e quindi per costruire gli alloggi abbiamo dovuto precedentemente rimuoverle. Si è cercato di non muovere le tende fino all’ultimo (questo ha creato molte difficoltà anche in fase di rilievo…) per non lasciare la gente senza un riparo vista soprattutto l’elevata percentuale di donne e bambini.
Insieme a Monica, Alessandra ha partecipato alle riunioni di coordinamento dell’UNORC (una volta ogni due settimane) ed ha cercato un partner disponibile a costruire e magari finanziare il wat&san nelle due aree. Ma purtroppo la conclusione è stata che mancano associazioni in grado di realizzare il wat&san qui a Nias. Una volta finita la costruzione delle case è però in ogni caso indispensabile creare anche le condizioni igienico - sanitarie adeguate. Quindi alla fine Caritas Sibolga si occuperà anche della costruzione del wat&san e del suo finanziamento: più nello specifico ci siamo coordinati con alcuni esperti di wat&san dell’IFRC per progettare la distribuzione dell’acqua, dei bagni, il drenaggio delle case e la raccolta dei rifiuti e in tutti questi lavori cercheremo di coinvolgere gli IDPs stessi in modo di accrescere le loro conoscenze tecnico-costruttive e il loro senso di responsabilità verso le nuove strutture create (anche in vista di una buona conservazione delle stesse).
Infine partecipando con regolarità agli incontri di coordinamento dell’UNORC abbiamo conosciuto altre ONG locali che lavorano con la gente o con i bambini dei due campi da noi scelti (Lasara e Km3). Poiché prevediamo di lavorare con queste comunità non solo in questa fase preliminare di costruzione degli alloggi temporanei, ma soprattutto sul lungo periodo (con il progetto di ricostruzione delle case permanenti), abbiamo deciso che in una seconda fase organizzeremo un incontro con tutte le ONG (locali e internazionali) che hanno svolto o stanno ancora svolgendo programmi nei due campi coinvolgendo anche F. Michael e alcuni volontari della Parrocchia di Santa Maria. Questo ci aiuterà ad avere un’idea di ciò che è stato già fatto per poter identificare meglio le future necessità e i possibili partners. Inoltre, vista l’estrema povertà di Nias, che riguarda la maggior parte degli abitanti dell’isola e per evitare conflitti tra le comunità di IDPs e le comunità locali circostanti, stiamo considerando la possibilità di inserire nella futura proposta di progetto alcune attività di formazione aperte a tutta la comunità (non solo alle famiglie di sfollati). E stiamo valutando in che modo fare l’assessment a livello territoriale: sarebbe infatti importante capire quali servizi esistono e quali sono mancanti prima di scrivere la proposta di progetto e magari pensare alla possibilità (da parte di Caritas Sibolga stessa, o attraverso un partner locale) di reintegrare, insieme alla progettazione delle case, anche i servizi pubblici mancanti. Ciò che sembra mancare di più a Nias è proprio il coordinamento per la ricostruzione: sembra di capire che si costruisca dove c’è una terra a disposizione senza avere un quadro generale della situazione territoriale e dei servizi offerti (questo vale sia per le ONG che per lo stesso BRR).
A Nias ci sono ancora molti campi di IDPs e poche associazioni che se ne occupano. La Croce Rossa ci ha chiesto se dopo Tabita ci occuperemo anche di altri campi ma dal nostro punto di vista non sarà possibile farlo anche perché i tempi dell’implementazione sono molto lunghi (soprattutto a causa delle difficoltà di coordinamento con il BRR e l’IFRC stessa e per il ritardo nella consegna dei materiali). Inoltre ormai mancano solo 10 mesi al momento in cui gli IDPs dovranno lasciare le nuove aree occupate e quindi è sempre maggiore l’urgenza di entrare nel vivo del progetto di Gunung Sitoli per la costruzione delle case permanenti. Intanto da quando abbiamo deciso di accettare il punto di vista dell’UNORC che ci ha sconsigliato di acquistare la terra (e poiché lo stesso consiglio ci è stato dato dalle altre Caritas durante il meeting dell’SOA) stiamo valutando la possibilità che sia il BRR a farlo (magari cercando di svolgere un ruolo di intermediari per quanto riguarda la scelta dell’area).
In maggio e giugno Alessandra si è occupata prevalentemente dell’implementazione dei Temporary Shelters dapprima nell’area di Km3 (dove ora gli alloggi sono terminati) e anche nella seconda area di Lasara: alla metà di maggio Monica si è dimessa. Alessandra ha continuato a seguire da sola le attività di progetto per un paio di settimane e dai primi di giugno è stata affiancata da Nestor, che è subentrato a Monica. Le attività svolte in questi due mesi hanno riguardato prevalentemente la logistica e la costruzione degli alloggi e più in particolare: la tempistica dello spostamento delle tende, la preparazione della terra compreso il taglio degli alberi (per cui è stato necessario l’intervento del BRR che ha pagato i proprietari terrieri per ogni albero tagliato), la perimetrazione delle nuove unità da costruire (con il contributo di Alessandra) e il coordinamento con le altre associazioni coinvolte (UNICEF per la grande tenda centrale nella quale si svolgono le attività con i bambini, FRC ossia la Croce Rossa Francese e un ONG tedesca di nome HELP, per quanto riguarda la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi, OXFAM per quanto riguarda il wat&san system). In particolare le nostre attività sono strettamente correlate a quelle dell’IFRC, il nostro partner, con il quale come previsto dall’accordo firmato, dopo aver organizzato una giornata di formazione per i lavoratori (IDPs e 5 volontari della Parrocchia di Santa Maria) nelle due rispettive aree, abbiamo seguito e monitorato quotidianamente il processo di costruzione degli alloggi.
Il coordinamento con le altre associazioni è invece facilitato dalla partecipazione (una volta ogni due settimane) agli incontri dell’UNORC momenti in cui c’è spesso l’occasione di discutere dei problemi riscontrati e trovare nuovi partner per il progetto. Quando i proprietari terrieri hanno bloccato il processo perché volevano essere pagati per il taglio degli alberi abbiamo ad esempio chiesto l’intervento di Ross, la responsabile dell’UNORC e Sonya , la sua assistente, per intercedere con il BRR (che dovrebbe essere incaricato di tutto ciò che riguarda la preparazione della terra) e chiedergli di parlare con i proprietari terrieri stessi e con gli IDPs per trovare un accordo. Questo è effettivamente accaduto e la situazione si è sbloccata velocemente poiché il BRR ha stabilito una somma fissa da pagare per ogni albero abbattuto e gli IDPs hanno deciso di occuparsi personalmente del taglio degli alberi (senza pagare esperti esterni) e dare ai proprietari terrieri l’intera somma ricevuta dal BRR. Inoltre sempre durante uno degli incontri all’UNORC abbiamo conosciuto un rappresentante della FRC e un ragazzo di HELP e da poco abbiamo organizzato insieme ad OXFAM un incontro per coordinarci riguardo alla raccolta dei rifiuti: questo è un problema molto rilevante in tutta Nias e in particolare in prossimità dei campi degli IDPs.
E da questo problema ne derivano altri di tipo sanitario: molti IDPs nei due campi (soprattutto i bambini) hanno malattie prevalentemente legate alla mancanza d’igiene (infezioni della pelle, varicella). Durante gli incontri di coordinamento è stato chiarito che Caritas Sibolga si è impegnata a migliorare il wat&san nelle due aree ma che essendo una piccola associazione con poche persone per ogni progetto siamo costretti a decidere le priorità e a muoverci a piccoli passi: il primo e il più importante (poiché abbiamo lasciato l’uso delle latrine temporanee esistenti e della tanica dell’acqua, precedentemente portate nelle due aree da altre associazioni, per tutta la durata del processo) è stato (e per Lasara continua ad essere) quello di costruire le case. Infatti maggio è stato un mese di grandi e continue piogge e sicuramente la priorità assoluta era dare alla gente un tetto sulla testa e un pavimento sotto i piedi… In ogni caso l’ incontro all’UNORC è stato importante: qualche giorno dopo infatti abbiamo organizzato un assessment nelle due aree insieme ad HELP e inoltre Caritas Sibolga sarà sempre il facilitatore dei rapporti tra gli IDPs e le associazioni coinvolte. HELP invece si occuperà di una campagna per la raccolta dei rifiuti solidi e l’IFRC ci darà consigli riguardanti il miglioramento del drenaggio nelle due aree.
Nel mese di giugno è finita la costruzione degli alloggi temporanei nel campo di Km3 e la gente si è trasferita a vivere nelle nuove case. Abbiamo poi organizzato un incontro con tutte le associazioni coinvolte per parlare dei futuri passi (costruzione del wat&san system e raccolta dei rifiuti) e chiarire le responsabilità. Qualche giorno dopo il meeting l’ONG HELP, con il coinvolgimento degli IDP stessi si è occupata della campagna di raccolta dei rifiuti nel campo. Purtroppo le cose sono andate diversamente a Lasara: il legno dell’IFRC per la costruzione delle case è stato rubato dal magazzino della Parrocchia nel quale si trovava. E’ davvero molto difficile trovare legno da costruzione qui a Nias e questo furto ha rallentato molto i tempi della costruzione delle case: a fine giugno solo 8 su 15 alloggi erano stati terminati. Quattro famiglie hanno dovuto ricorrere alle tende per sostituire i muri mancanti e ripararsi almeno provvisoriamente dalla pioggia. Tre alloggi sono rimasti completamente privi di legno e le famiglie che avrebbero dovuto abitarli hanno dovuto chiedere ospitalità per più di un mese all’interno di altri T.S. già terminati: bisogna considerare che ogni alloggio temporaneo (temporary shelter) è al suo interno un ambiente unico di circa 20 metri quadri (senza nessun tramezzo e senza nessun arredo fornito da noi) e che le famiglie qui sono molto numerose (in media i componenti di una famiglia sono circa 5). Ci siamo resi conto quindi dell’importanza di avere un magazzino sicuro all’interno dell’ufficio e per questo motivo la costruzione del nuovo edificio con ufficio e deposito (come previsto dal progetto Centro Caritas) è diventata davvero prioritaria.
Dati sugli IDPs di Posko Tabita
(Posko: termine militare che ha preso a indicare ogni centro di distribuzione o ricezione di aiuti dirante l'emergenza terremoto)
Nome del Villaggio Numero tot di famiglie
= numero totale alloggi
Maschi Femmine Numero di
persone totale
Lasara Bahili 15 39 35 74 (di cui 36 bambini
da 0 a 15 anni)
Sifalaete (Km 3) 27 78 78

156 (di cui 70 bambini
da 0 a 15 anni)

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