Casco Bianco racconta

Vladan e Bajram: voci di pace


Novo Brdo, un comune di montagna nel Kosovo centro-orientale. Novo Brdo: tre uffici, 28 piccoli villaggi sparsi qua e là sulle montagne, un’antica fortezza medioevale diroccata, qualche bar, 4000 abitanti, disoccupazione al 70%. Non servono tante parole per descrivere questo angolo sperduto dei Balcani: Novo Brdo è una delle municipalità più povere di tutto il Kosovo.
Da sempre la sua popolazione è stata mista. E lo è ancora oggi. Prima della guerra i serbi erano di poco la maggioranza a Novo Brdo (54%). Dopo la guerra i molti hanno deciso di andare via: il Kosovo non è più sicuro e non c’è lavoro per loro. E così gli albanesi sono ora il 57% della popolazione. Ma questo è un elemento raro nel Kosovo odierno. A seguito dell’intervento militare della NATO (1999), i serbi del Kosovo sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni per sfuggire alla “vendetta” albanese. Molti sono scappati in Serbia, altri hanno deciso di vivere in delle enclaves protette dalla KFOR. I rom, così come altre minoranze, vivono in quartieri-ghetto spesso appena fuori le grandi città.
A Novo Brdo sono nati, cresciuti e vivono Vladan e Bajram. I loro nomi rivelano in modo inequivocabile la loro identità. Vladan, 25 anni, serbo. Bajram, 26 anni, albanese. I due si conoscono da una vita. Come tutti i giovani della loro età, Vladan e Bajram amano la musica e sono cresciuti inseguendo un sogno. Il loro era quello di aprire una radio nella loro Novo Brdo. Non ci sono mass-media di alcun tipo nella municipalità. L’estate scorsa il loro sogno è divenuto realtà. Assieme ad alcuni amici, e al supporto di Caritas Italiana (vedi box), hanno dato vita infatti a Radio Youth Voice(Voce dei giovani).
La Radio è piccola: sei persone, tre serbi e tre albanesi. “Trasmettiamo musica e programmi sia in serbo che in albanese. E abbiamo anche uno spazio settimanale per la musica rom”, spiega Bajram, “Vogliamo che tutti possano ascoltarci. Siamo una radio multietnica.”
Fuori dalla Radio, la vita è però un’altra cosa a Novo Brdo. “Io e Bajram abitiamo a pochi km di distanza l’uno dall’altro e lavoriamo tutti i giorni assieme in radio”, racconta Vladan, “Ma la gente qui fa fatica a capirci. Se ci incontriamo per strada nel suo villaggio, Bajram non può salutarmi. Rischia di avere seri problemi con i suoi.”
La distanza tra case serbe e albanesi è poca, quella tra la gente è ancora enorme. E per un giovane vivere così non è affatto facile. Vladan si sfoga: “Tutti gli stranieri che vengono qui dicono che Novo Brdo è un posto bellissimo: montagne, verde, tranquillità…Certo, se ci stai un giorno e poi vai via è tutto perfetto, ma se ci vivi da sempre la pensi diversamente. Io sono serbo, qui non ho futuro. Non posso uscire da qui, il resto del Kosovo è troppo pericoloso. Ma ci pensi? A 25 anni non potersi muovere? Adesso ci hanno tolto pure l’elettricità e la linea di autobus…Dove vuoi che vada? Se si mette male, andrò in Serbia, lì i miei genitori hanno comprato una casa…Ma parliamo della radio, è più importante.”
Novo Brdo, Vladan e Bajram…voci di pace si levano tra le montagne che separano serbi e albanesi.

Francesco Gradari - Casco Bianco caritas Italiana in kosovo, diocesi di Pesaro

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