Progetto Servizio non violenza cittadinanza

Il mandato della CEI del 2002 ha dato a Caritas Italiana degli orizzonti di impegno ben precisi:
“…In questi anni, attraverso la scelta dell’obiezione di coscienza e il Servizio Civile, è stata intessuta una trama di relazioni tra Chiesa, giovani e territorio che ha consentito di realizzare, sin dal 1974, cammini di crescita umana e cristiana e di produrre significative esperienze di solidarietà. I Vescovi intendono valorizzare tale preziosa eredità e hanno invitato la Caritas Italiana a ridefinire il quadro entro cui costruire il nuovo Servizio Civile ribadendone alcune coordinate:
- la formazione della persona;
- la scelta preferenziale per le situazioni di povertà e di emarginazione;
- la diversificazione delle proposte secondo gli interessi e le prospettive dei giovani;
- il rilancio dello stesso Servizio Civile come contributo al bene comune;
- l’attenzione alle situazioni locali e quelle dei Paesi più poveri o in guerra.”
Tali indicazioni hanno rafforzato l’orientamento di fondo che sin dal 1999 Caritas Italiana ha proposto alle Caritas Diocesane di aprirsi maggiormente verso una progettazione che a partire dal Servizio Civile coinvolgesse non solo i giovani, ma anche i centri operativi, il contesto ecclesiale, altri soggetti del territorio che hanno contatti con i giovani.

La riflessione attualmente in corso, da cui provengono le proposte di questo documento, fa riferimento al Progetto “Servizio, nonviolenza, cittadinanza” (Linea Servizio Civile 8 per mille Italia – 2006), approvato dalla Presidenza del 6 febbraio 2006 e discusso dal Consiglio Nazionale nei giorni 7-8 febbraio seguenti, che ha individuato quattro strade privilegiate di impegno:
1. più occasioni di servizio civile nazionale (SCN) secondo la legge 64/01,
2. favorire la promozione e la progettazione del servizio civile secondo la legge 64/01,
3. la promozione di proposte diversificate fuori dalla legge 64/01,
4. il sostegno ai nuclei regionale per il servizio civile.

Tutto ciò premesso, si propongono alle Caritas diocesane ipotesi e piste di lavoro riferite al punto 3, quindi di esperienze “complementari” al SCN, ma che inevitabilmente saranno da mettere in relazione agli altri punti, avendone in comune finalità ed obiettivi. Si propone anche di recuperare la vasta tradizione di Caritas Italiana su questo stesso tema, in particolare quella dell’Anno di Volontariato Sociale (A.V.S.) che, destinato alle ragazze e avviato nel 1981, si caratterizzava come:
 il dono di un anno dedicato agli altri, agli emarginati e ai poveri soprattutto;
 un’esperienza di totale gratuità e di vita comunitaria;
 un’occasione di educazione alla solidarietà e all’impegno socio-politico;
 una scelta di investimento sulla propria vita.

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